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PIR: Esenzione Fiscale a chi sostiene le imprese italiane

Il risparmio, pietra angolare del sistema economico italiano, si arricchisce di una nuova modalità d’investimento dedicata espressamente a chi richiede uno strumento versatile che si aggancia alla rete produttiva portante del nostro Paese, le piccole e medie imprese.

I PIR,  Piani Individuali di Risparmio, rappresentano una forma di investimento a medio termine, capace appunto di veicolare i risparmi verso le imprese italiane e in particolare verso quella rete capillare di piccole e medie imprese - oltre 850 mila, secondo il rapporto Cerved 2016 - che contrassegna tutto il territorio nazionale.

Questa forma di investimento, già presente da tempo e con successo in molti paesi stranieri (Gran Bretagna e Francia), è rivolta, in particolare, ai piccoli investitori che possono godere di importanti sgravi fiscali. Per beneficiare dell'esenzione fiscale l’investimento deve essere detenuto per almeno cinque anni, per un massimo annuo di 30.000 euro fino al raggiungimento di 150.000 euro.


Le risorse raccolte in un Piano Individuale di Risparmio possono essere investite sotto forma di azioni, obbligazioni e quote di fondi di investimento. Quello che conta è che il 70% di quanto investito deve essere destinato a strumenti finanziari emessi da imprese italiane, anche se non sono da escludere le imprese europee, purché possano contare su una stabile base d’attività anche in Italia. Il restante 30% può essere destinato ad altri strumenti finanziari, anche ai conti correnti o ai conti deposito, purché non si superi il 10% di peso per ciascuno strumento.

Caratteristica peculiare dei Piani Individuali di Risparmio è che almeno il 21% del totale deve essere destinato a strumenti finanziari emessi da società, aziende ed imprese di dimensioni minori, quindi PMI, come, ad esempio, quelle quotate nei segmenti MidCap (il paniere dei titoli a media capitalizzazione), Star (il segmento delle società ad alti requisiti), Standard o sul mercato AIM.


Nel caso dei PIR i risparmiatori posso godere di un vantaggio non irrilevante, ovvero l’esenzione fiscale per i redditi di capitale, i redditi diversi e le imposte di successione. La normativa infatti, prevede che le persone fisiche che mantengono i risparmi in un Piano Individuale di Risparmio per almeno cinque anni, sono esentati dal pagamento delle imposte su capital gain e rendimenti (il 12,5% sui titoli di Stato e il 26% sulle azioni e sulle altre obbligazioni). In caso di perdita valgono invece le regole generali degli strumenti finanziari sul credito di imposta. Il risparmiatore può essere titolare di un solo rapporto PIR, pertanto dovrà decidere come e dove utilizzare questa opportunità.


Banca San Biagio, con lacollaborazione di Cassa Centrale Banca, è già operativa sul mercato dei PIR con due proposte, che contribuiscono a far confluire capitale verso le piccole medie imprese italiane: due linee di gestioni patrimoniali denominate GP Benchmark PIR Risparmio Italia 30 e GP Benchmark PIR Risparmio Italia 50. Sono distinguibili per la diversa asset allocation, con la prima che ha una componente obbligazionaria del 70% e quella azionaria del 30%, mentre la seconda suddivide al 50% la parte obbligazionaria con quella azionaria. Gli importi minimi di sottoscrizione sono accessibili, pari a 15.000 euro, mentre i conferimenti aggiuntivi possono essere di 5.000 euro e multipli.

Hanno il vantaggio di rappresentare un investimento multimanager, ovvero consentire una diversificazione ottimale del portafoglio di investimento, evitando un’eccessiva concentrazione dell’investimento che invece un singolo fondo potrebbe generare, considerato che il mercato delle small cap è per sua natura abbastanza volatile. Questo approccio permette di ridurre rischio e volatilità, con costi di gestione competitivi e contenuti.

08/04/2017

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